Ritorniamo a camminare con un bel gruppo sulle “highlands” di Dossena per andare alla scoperta di una pagina antica della storia della Val Brembana, quella delle miniere e dei suoi lavoratori a cui di recente è stato dedicato un monumento commemorativo dell’artista Francesco Paterlini dal titolo: “l’Eco della montagna”. Si tratta di una struttura circolare in legno che circonda un blocco di roccia affiorente e vuole rappresentare simbolicamente l’abbraccio della comunità che si stringe attorno alla memoria dei minatori.

Le risorse minerarie di Dossena furono sfruttate già in epoca romana quando si estraeva la blenda e la calamina e poi industrialmente dalla metà del ‘800 fino al 1982 quando le miniere, da cui si ricavava zinco, piombo e fluorite furono chiuse definitivamente a causa degli alti costi di estrazione e della concorrenza estera.
Da queste parti un po’ in tutte le famiglie si custodiscono storie di parenti che hanno avuto a che fare con la miniera, di tempi antichi in cui si iniziava a lavorare da bambini all’età di 9-10 anni come galècc, aiutando le donne, le taissine nel lavoro di cernita del minerale grezzo oppure trasportando all’esterno il materiale scavato nelle viscere della terra dai minatori, che rischiavano la vita per i crolli o per le esalazioni di poiànc, un gas tossico che si sprigionava a seguito delle esplosioni di dinamite. Alle donne non andava meglio perché in assenza dei loro mariti dovevano badare oltre che alla famiglia, alla cura degli animali e dei campi (foto da Taissine ieri).


Storie di sacrifici, di condizioni disumane di lavoro per portare a casa poche lire, facendo i conti pure con le malattie come la silicosi (il “mal di mina“); storie di resilienza, ma anche di emigrazione durante i periodi di crisi. Durante il nostro trekking abbiamo cercato a modo nostro di rendere omaggio a questa gente affinché ne rimanga vivo il ricordo.
Durante il nostro trekking attraversiamo pascoli e aziende zootecniche, un paesaggio rurale interrotto qua e là da boscaglie di frassini, faggi e betulle. Qui vengono prodotti stracchini all’antica secondo la tradizione delle valli orobiche, ottimi formaggi di capra e da qualche anno “Ol Minadùr“, il formaggio che viene lasciato stagionare in miniera, acquisendo particolari caratteristiche organolettiche.
Raggiungiamo la passerella a strapiombo sulla Val Parina da cui è possibile ammirare le cime dell’Ortighera e del Menna ricoperte di neve; foto di rito e si riparte percorrendo un bel sentiero nel bosco per raggiungere la dimora storica di pra’ del lach, dove ci aspetta il lunch e la festa.
Anche oggi abbiamo fatto il carico di bellezza… Alla prossima!



